OPBG al terzo anno di missione presso l'Ospedale Italiano di Karak

Nel mese di aprile si è svolta l'undicesima missione in Giordania da parte dei medici OPBG.

Ventura1L'obiettivo primario dell'intervento OPBG in Giordania è quello di realizzare un servizio di Neurologia e Neuroriabilitazione pediatrica all'interno dell'OIK in grado di offrire assistenza gratuita ai numerosi bambini, tra cui molti profughi siriani, presenti nella provincia di Karak e di implementare la formazione di personale sanitario locale che possa coordinare autonomamente le attività di reparto e di educazione familiare.  

Nel corso di questa collaborazione, attiva dal 2013, sono stati visitati più di 500 pazienti e in 40 sono stati avviati ad un percosro riabilitativo continuativo presso l'Ospedale Italiano di Karak. E' stato inoltre avviato un percorso formativo per il personale locale che ha coinvolto un Neurologo e due fisioterapisti.

Di seguito riportiamo le interviste  al Dr. Mauro Ventura e al Dr. Giovanni Valeri da poco rientrati dalla missione presso l'Ospedale Italaino di Karak.

Dr. Ventura, dopo due anni dall'inizio del progetto, quali sono i progressi (anche in termini di formazione del personale locale)?

Il primo e più importante risultato è quello di aver conquistato all'OIK, con il nostro supporto, un ruolo di riferimento per l'area di Karak e di un'ampia zona limitrofa nel campo dell'accoglienza, valutazione e trattamento riabilitativo dei disturbi neurologici e neuropsichiatrici dell'età evolutiva. Questo è significativo sia dal punto di vista clinico, sia da quello della testimonianza in favore del dialogo fra culture, e religioni diverse. Durante questo periodo le due terapiste individuate sono riuscite ad acquisire un discreto livello operativo, anche se non ancora l'autonomia, nei rapporti con i piccoli pazienti. Anche le altre professionalità dell'OIK, pur non direttamente coinvolte nel processo di formazione, riconoscono ora nell'arrivo degli "specialisti OBG" iVentural momento in cui ricercare confronto e consulenza su temi specifici. Gli ausilii, i presidi, le attrezzature riabilitative sono ora ben gestite dalle terapiste, a volte sono "copiate" dai genitori per l'uso a domicilio. L'ambulatorio funziona quasi a pieno regime, con circa 40 pazienti inseriti una o due volte a settimana e trattati da una singola terapista o dalle due insieme. Il progetto sui disturbi dello spettro autistico e sulla Community based therapy portato avanti dal dr. Valeri sta riscuotendo un ottimo apprezzamento sia dalle famiglie coinvolte, sia dalla stessa università locale, la Mutah University, che propone collaborazioni con OBG e OIK.

Come rispondono i piccoli pazienti dell'Ospedale Italiano di Karak alle terapie utilizzate?

I pazienti inseriti in terapia hanno nella quasi totalità dei casi esiti di lesione del sistema nervoso centrale o periferico. Non possono sperare in una guarigione completa. Possono però abbreviare i tempi di recupero delle abilità e delle funzioni residue, possono evitare o ridurre i disturbi collaterali, possono guadagnare il giusto posto nel sistema si comunicazione e relazione del loro ecosistema familiare. Da questo punto di vista le risposte sono molto buone: i genitori, padri e madri e quequesto è un dato molto importante, vengono insieme alle visite e seguono anche a casa i bambini. Contribuiscono ad attivare l'intervento riabilitativo più sensato, quello basato sulle risorse familiari e delle piccole comunità, e che certo si avvale anche del nostro intervento specialistico. Abbiamo, senza dubbio, risultati eclatanti: bambini che iniziano a camminare, a comunicare, a stare seduti o a usare meglio la mano paretica, ma sarebbe riduttivo limitarsi a registrare questi successi senza tener conto di tutto quanto sta più silenziosamente crescendo intorno a loro.

Quali devono essere i prossimi passi?

Fra gli sviluppi auspicabili nel breve e medio periodo c'è sicuramente la collaborazione con la Facoltà di Nursing della Mutah University per il progetto sui disturbi dello spettro autistico. Altro elemento importante è l'estensione dell'approccio family based a tutte le patologie trattate, coinvolgendo ancor più le famiglie su percorsi formativi specifici. Sarebbe utile poter trovare contatti anche con agenzie educative che si occupano di formazione dei terapisti (la Mutah forma infermieri) per condividere modelli di intervento in età evolutiva. Il rapporto con le Università è importante anche per la possibilità di avviare collaborazioni che vedano l'OIK come centro di riferimento clinico e sede di tirocinio. Questo permetterebbe di avere una platea di persone preparate fra le quali individuare integrazioni o sostituzioni per l'organico attuale. Inoltre, potremmo pensare, con l'innalzamento del livello di competenza delle due terapiste, a una formazione più approfondita in vari ambiti che finora sono stati lasciati più indietro rispetto a quelli di base.
Dr. Valeri dopo due anni dall'inizio del progetto, quali sono i progressi (anche in termini di formazione del personale locale)?
In questi due anni a
Valeri 3
bbiamo valutato circa 400 bambini con disturbi neurologici e con disturbi dello sviluppo (disturbi dello spettro autistico, disabilità cognitiva). Sono state anche formate due operatrici giordane per gli interventi terapeutici e si stanno creando collaborazioni con scuole e centri di riabilitazione locali.

Come rispondono i picco li pazienti dell'Ospedale Italiano di Karak alle terapie utilizzate?
I risultati sono buoni e molto incoraggianti. Quello che colpisce è la significativa collaborazione con le famiglie, molto determinate nell'aiutare i loro figli anche con le attività che concordiamo vengano effettuate a casa.

Quali devono essere i prossimi passi?

E' necessario approfondire la collaborazione con le strutture sanitarie, sociali ed educative locali, anche per la formazione di "formatori" e di terapisti giordani.

La partecipazione al convegno, cosa significa? che valore rappresenta?

Nel convegno organizzato dall'Università di Karak su "community and mental health nursing" ci è stato chiesto di presentare una relazione sul progetto OIK-OPBG, in particolare sugli interventi per l'autismo.
Il progetto ha riscosso molto interesse, che si è concretizzato nella richiesta di collaborazione per la formazione di infermieri giordani sulla gestione clinica dei disturbi dello sviluppo.
 In un periodo in cui si torna a parlare, pericolosamente, di "guerra di civiltà", la richiesta di collaborazione da parte di una università di un paese del mondo islamico, rappresenta un valore aggiunto notevole, nella prospettiva di un sempre maggior dialogo interculturale.

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