Un racconto da Itigi, Tanzania - Fabiana e Maria

 

Tre mesi sembravano lunghi, e invece sono volati in fretta!

specializz

Ed eccoci qui, a tirare le somme della nostra Africa, bella, sconvolgente e

allo stesso tempo entusiasmante.

Siamo Fabiana e Maria, specializzande di Pediatria al 2° anno,  con un sogno da sempre nel cuore: vivere un'esperienza di vita e professionale nel continente Africano, per arr

icchire e dare una marcia in più alla nostra arte medica.

Siamo arrivate ad intraprendere questo percorso passando per due strade differenti, ma parallele, che ci hanno condotto allo stesso obiettivo. Ed è stata una magia nel sogno scoprirsi tanto vicine per vita e modo di sentire, pur senza saperlo.

Una di noi aveva già vissuto un'esperienza di missione in Africa, se pur breve (solo un mese) durante gli anni dell'Università, sempre in Tanzanìa, ma in un altro villaggio. L'altra ha sempre desiderato vivere in toto la vita africana e conoscere da vicino problemi e bellezza di quella cultura.

Siamo arrivate a decidere di partire nel giro di

poche settimane, complice il fatto che il periodo a cavallo di Natale non era comodo per molti. In poco meno di un mese ci siamo ritrovate a dover fare tutte le vaccinazioni, i documenti per lavorare in ospedale, il visto e il rinnovo dei passaporti; neanche il tempo di realizzare completamente quello che stava per accadere: il nostro sogno, che ci avrebbe cambiato il modo di affrontare la vita, stava per iniziare!

Il viaggio è stato lungo, complicato e affascinante: partenza da Roma all'alba di una grigia mattina di fine Ottobre, per arrivare la sera a Dar Er Salaam, torrida, caotica città e centro nevralgico di tutta la Tanzanìa.

Ci ha accolto una infermiera dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, a Itigi da un anno, Letizia, che poi sarebbe diventata per noi una seconda mamma in Africa, dove i rapporti con gli altri sono diversi, più profondi, naturali, senza maschere, sinceri.

Dopo dodici ore di viaggio, attraversando tutto il paese, siamo arrivate a Itigi, quella che sarebbe stata per noi "la nostra casa" nei successivi tre mesi.

Siamo state subito accolte dalle nostre colleghe e dagli espatriati che si trovano lì ormai da alcuni anni: Lucio, il factotum dell'ospedale, e Gabriele, agronomo, contadino, progettista...una miniera di idee in una persona sola.

Le nostre preziose colleghe ci hanno dato consigli e istruzioni tecniche per la vita in ospedale...e dopo due giorni siamo rimaste sole, a vivere in reparto, dovendoci relazionare con infermieri e colleghi locali, dovendo imparare a parlare e a capire una lingua per noi incomprensibile, tra odori forti, colori sgargianti, risate sonore e animaletti di ogni specie, forma e grandezza!

Per nostra fortuna abbiamo avuto un angelo che ci ha guidato e sostenuto mirabilmente nelle prime tre settimane: Sister Incor, al secolo Maria Incoronata Lemmo, dapprima pediatra e poi suora, missionaria in Africa da ben venticinque anni.

Il primo mese è stato il più duro, per l'impatto con una realtà nuova e difficile, completamente diversa da quello a cui eravamo abituate in Italia, sia dal punto di vista umano-relazionale, sia psicologico, che professionale.

Per questo motivo abbiamo realizzato che, prima di arrivare in un luogo di missione, sarebbe stata necessaria una preparazione da ogni punto di vista, per essere in grado di sostenere le difficoltà.

E' complicato lavorare con pochi mezzi, poche risorse, e tante patologie varie e mai viste prima; è faticoso collaborare con colleghi molto più pratici di noi, con una formazione differente dalla nostra ed è sconvolgente trovarsi a guardare in faccia la morte di alcuni nostri piccoli pazienti.

Fondamentale per noi è stato il sostegno umano e spirituale di Padre Seraphin, il direttore del Saint Gaspar Hospital di Itigi, uomo solare e di profonda sensibilità, che ci ha ascoltato nei momenti difficili, dandoci preziosi consigli.

Piano piano ci siamo accorte che il bello dell'Africa è il non avere maschere e la genuinità delle relazioni umane, che ci hanno permesso di avere un'intesa con le mamme dei bambini, con i medici e con gli infermieri locali.

Nonostante il nostro swahili imperfetto e a volte buffo, alcune mamme ci hanno aiutato ad interagire con altre mamme da meno tempo in reparto, più timide o di altre tribù, spiegando loro al nostro posto quello che tentavamo di dire.  Abbiamo riso con loro, abbiamo fatto foto divertenti con i loro bimbi, e condiviso momenti teneri e indimenticabili.

Nonostante il modo differente  di affrontare il reparto, abbiamo raggiunto un'armonia con medici e infermieri nel gestire al meglio le cure dei pazienti, condividendo lo stesso obiettivo: il bene dei nostri bambini.

Abbiamo anche avuto la fortuna di conoscere altri medici italiani, giunti ad Itigi per brevi missioni, con una maggiore esperienza alle spalle , che hanno contribuito a far crescere il nostro entusiasmo. Ci hanno dato idee e spunti per nuovi progetti, per accrescere la nostra preparazione, in vista anche di una nuova esperienza lavorativa in paesi lontani.

L'ultimo periodo è stato il più intenso, fruttuoso, che ha assorbito tutto il nostro tempo, vedendoci in ospedale per la gran parte della giornata: il motivo vero per cui siamo andate in Africa.

Abbiamo raggiunto la consapevolezza che tre mesi in Africa possono non essere sufficienti, perché quando si è trovato un equilibrio e si è più padroni della situazione, è il momento di tornare a casa.

Ringraziamo il Cielo per la possibilità di aver condiviso insieme questa esperienza e per aver trovato l'una nell'altra una forza e un sostegno, bagaglio prezioso che ci siamo portate a casa, con la gioia di continuare a affinare la nostra arte medica, sognando "Africa".

 

 

 

Fabiana e Maria